TRIBUNALE DI CIVITAVECCHIA


Carissimi Mara ed Angelino

Carissimi Mara ed Angelino, forse vi siete distratti un attimo, ma qui le cose continuano a non andare per il verso giusto...

Innanzitutto permetteteci di chiamarvi con il vostro nome di battesimo: la confidenzialitá non vuole essere un gesto arrogante, ma solo il segnale affettuoso della stima che nutriamo per il fondamentale operato dei Ministeri a voi affidati.

Dopo aver avuto accesso ad un minimo di documentazione, bisogna riconoscere alla cittadinanza una profonda ragione: anche secondo il Dizionario Enciclopedico Garzanti, infatti, alla definizione "giustizia" troviamo: ... dal latino justitia che a sua volta deriva da justus, "giusto", e questo da jus, "diritto".

Scomodando la Carta Costituzionale, la voce "pari opportunitá" á contemplata agli artt. 3, 37, 51 e 117, ove tra l'altro si legge: art. 3) Tutti i cittadini hanno pari dignitá sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, ( ... ) á compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli ( ... ). art. 37) ( ... ) la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunitá tra donne e uomini ( ... ).

Alla luce di simili contenuti di alto profilo, unanimemente riconosciuti ed apprezzati, appare curioso ciò che accade all'interno dei Tribunali italiani.
Per quanto riguarda separazioni e divorzi, infatti, i piú elementari principi di "giustizia" e "pari opportunitá" vengono quotidianamente disattesi.
Senza prendere in considerazione la discrezionalitá della magistratura, sempre opinabile nonché recente oggetto di aspre polemiche, qui si fa riferimento ad un dato oggettivo ed incontestabile quale la modulistica in uso.
Ogni sede può avere una sua modulistica: i prestampati non si rifanno ad un modello unico.

Abbiamo raccolto una corposa documentazione, dalla quale emerge una singolare faziositá che abbatte con la scure il concetto stesso di imparzialitá, fondamento imprescindibile tanto della Giustizia quanto delle Pari Opportunitá.
Un solo esempio, fra i tanti raccolti in archivio:

Il Tribunale Ordinario di Civitavecchia (RM) prevede un verbale di comparizione dei coniugi così strutturato:

1. autorizza i coniugi a vivere separati;
2. affida la casa coniugale al ____________ con la facoltá per ____________ di prelevare gli effetti personali entro trenta giorni da oggi;
3. affida il minore alla ____________ con facoltá per il padre di vederlo e tenerlo con se (modalitá da specificare) .......................................................
4. stabilisce che il marito versi alla moglie, per il mantenimento della stessa e dei figli, la somma mensile di _______________ , valutabile secondo gli indici ISTAT, da versare entro ... etc.

Impossibile non constatare la macroscopica ipocrisia di fondo: mentre al punto 2) ci si preoccupa di mantenere una imparzialitá almeno formale, al punto immediatamente successivo (il n. 3) l'imparzialitá di facciata si sgretola miseramente, lasciando emergere come in realtá le decisioni siano standardizzate, prese ancor prima di istruire il procedimento.

Quando il giudice assegna la casa alla moglie sará il marito a prelevare gli effetti personali, e viceversa. Nessuna decisione preconfezionata, almeno apparentemente i concetti di "giustizia"e "pari opportunitá" non vengono distrutti.

A punto 3) c'á un bivio: inizialmente si continua a fingere imparzialitá, seppure con un piccolo lapsus.

Persiste infatti lo spazio vuoto, lasciando credere che il giudice possa riempirlo come la circostanza richiederá; in realtá la preposizione articolata "della" lascia aperte solo opzioni al femminile, vale a dire che il giudice potrá scrivere "madre", "nonna" o "zia", non certo della padre, speriamo concorderete.
Il preconcetto discriminatorio, in un crescendo armonico perfezionato da una cesura perfetta, viene ulteriormente rafforzato al punto 4), ove risulta evidente che non esistono spazi da riempire al momento di stabilire le misure economiche.

Lui versa e lei riscuote, punto.
Non á prevista una casistica differenziata, non á previsto che la moglie possa avere un reddito triplo rispetto al marito, non á previsto che lui possa essere un dipendente del suocero, possa aver perso il lavoro, essere in cassa integrazione, iscritto alle liste di collocamento o altro.
La normativa prevede che l'assegno perequativo venga erogato "ove necessario", per il modulo utilizzato a Civitavecchia "ove necessario" si á trasformato in "sempre".
Ovvio, visto che l'intero modulo á palesemente inquinato da una discriminazione di fondo.

Ripetiamo, si tratta solo di un esempio.
In archivio abbiamo altre aperte violazioni della norma vigente, dal genitore "collocatario" al "mantenimento del tenore di vita", e presto saranno oggetto di denunce adeguate.

Legittime aspettative della cittadinanza cronicamente disattese; se la Giustizia viene fatta a pezzi in Tribunale, dove sarebbe lecito andarla a cercare?

Carissimi Mara ed Angelino, non potete tollerare simili violazioni dei piú elementari principi ai quali si conformano i vostri stessi mandati istituzionali.

Sicuramente vi siete distratti, giusto un attimo.....


Risposta del Tribunale di Civitavecchia - Dott. Mario ALMERIGHI


Egregio direttore resposabile di ADIANTUM,

In relazione all' articolo a firma Fabio Nestola apparso in data 9 febbraio 2011 con il titolo "moduli predisposti per il falso condiviso".
Lo scandalo parte del tribunale di Civitavecchia" faccio presente quanto segue.
Il modulo al quale si fa riferimento non é un " verbale di comparizione dei coniugi " come erroneamente indicato, ma era una bozza di provvedimento presidenziale da adottare all'esito della prima udienza di comparizione dei coniugi.
Tale modulo, infatti, non é in uso presso il Tribunale di Civitavecchia dal marzo 2006 , da quando , cioé, é entrata in vigore la legge n.54/2006 che ha introdotto l'affidamento condiviso dei minori come regime da adottare in via prioritaria.
La bozza di provvedimento sottoposta a critica é stesa in calce al verbale di comparizione dei coniugi che é, questo si, tuttora in uso e di cui si serviva la cancelleria al fine di evitare inutili sprechi di carta.
Il provvedimento adottato dal presidente , all'esito dell'udienza di comparizione dei coniugi, é redatto per mezzo del computer ed adeguatamente motivato in relazione alle emergenze del caso singolo.
A titolo informativo, segnalo che il regime di affidamento condiviso viene disposto presso il Tribunale di Civitavecchia nella quasi totalitá dei casi, con percentuali tra le piú alte in Italia ( circa il 99%).
In epoca antecedente all'entrata in vigore della legge N.54/2006 il regime normale di affidamento era quello esclusivo ad uno dei genitori, quasi sempre la madre specie se in presenza di figli in tenera etá.
Si comprende, quindi, come la predisposizione della bozza di cui si discute trovava la propria ragione d'essere con riferimento a ció che veniva deciso nella stragrande maggioranza dei casi ( senza escludere evidentemente che il presidente potesse decidere diversamente adattando la bozza di provvedimento alle esigenze del caso).
Appare evidente , quindi , che non si possa parlare di alcuno " scandalo " né di " falso condiviso " e vi invito , pertanto, a ristabilire una corretta informazione provvedendo alla pubblicazione della presente nota.

Il presidente del Tribunale di Civitavecchia
dottor Mario ALMERIGHI




RISPOSTA DI FABIO NESTOLA AL PRESIDENTE ALMERIGHI


Egregio Presidente Almerighi, la Sua cortese e pacata replica richiede una altrettanto cortese e pacata controreplica. In apertura ci preme dirLe che dalle Sue note emerge una generica sottovalutazione tanto di ADIANTUM quanto di chi firma gli articoli che su tale spazio trovano pubblicazione.

L’inchiesta che stiamo conducendo presso i Tribunali italiani poggia su basi estremamente solide: documenti, atti e modulistica utilizzata nel periodo 4/2006 – 12/2010, vale a dire esclusivamente dopo la pubblicazione della legge 54/06 sulla Gazzetta Ufficiale.

Siamo coscienti di trattare un argomento scomodo: far emergere disservizi e storture giudiziarie potrebbe comportare l’attrito con diversi poteri forti, pertanto sarebbe velleitario – nonché sintomo di fanciullesca ingenuità – gettarsi nell’impresa senza prima aver accumulato ed analizzato una inattaccabile documentazione probatoria. 

Entrando nel merito delle Sue note, pertanto, ci vediamo costretti ad una serena ma ferma contestazione:

  • non è affatto “erroneamente indicata”; la dicitura verbale di comparizione dei coniugi, ma è l’esatta intestazione del documento originale in nostro possesso. L’eventuale errore è addebitabile a chi redige un atto su modulistica inadeguata, non certo a chi si limita a riportarla fedelmente.  È nostro unico interesse citare i fatti, non nutriamo alcun desiderio di alimentare polemiche approfondendo l’eventuale culpa in negligendo, nonché la culpa in vigilando.
  • Non si tratta di un modulo non più in uso dal marzo 2006, bensì di un atto che porta la data del novembre 2007, oltre un anno e mezzo dopo la data nella quale detto modulo avrebbe dovuto, diciamo così, andare in pensione. Non sono pubblicabili per ovvi motivi di privacy, ma qualora fosse utile ad un chiarimento possiamo fornirLe privatamente ulteriori dettagli dell’atto oggetto di discussione: n° di protocollo, estremi delle parti, etc.  Abbiamo inoltre le testimonianze documentali dagli studi di tre legali, due del Foro di Roma ed una del Foro di Civitavecchia, che provano come il modulo “desueto” sia ancora utilizzato in procedimenti del 2009 e del 2010.
  • Lei ricorda, giustamente, come a monte della legge 54/06 il regime di affidamento prevalente fosse quello esclusivo. L’ISTAT infatti - attraverso il modello di raccolta dati M252 - riferisce nel decennio precedente al 2006 percentuali di affido alla madre oscillanti tra un minimo dell’84% ad un massimo del 90%. Ci perdoni, ma non sembra un motivo valido per cancellare la doverosa imparzialità che dovrebbe essere il fulcro attorno al quale si muovono le leve della Giustizia.

 Che la modulistica sia concepita per velocizzare le procedure è un fatto assodato.Ma ci chiediamo e Le chiediamo:

  • anche con riferimento all’impianto normativo ante 2006, ed a maggior ragione con la norma novellata, è possibile prevedere un modulo prestampato che escluda a priori qualunque caso di affido diverso da quello esclusivo alla madre?
  • Quale spreco di tempo comporterebbe scrivere “padre” nello spazio predisposto per le modalità di visita del genitore non affidatario? Oppure, se preferisce, quale risparmio di tempo comporta non doverlo scrivere?
  • Se si trattasse di un risparmio di tempo significativo, concretamente funzionale allo snellimento delle procedure, per quale motivo non è già prevista la dicitura “madre” nello spazio predisposto per il genitore affidatario?

 Sarebbe un mero esercizio polemico metterci a cronometrare, non ci interessa farlo. Qualunque fosse l’esito saremmo nell’ordine dei decimi di secondo, risultato assolutamente ininfluente nell’economia generale dell’iter giudiziario.

Tale risparmio risibile, tuttavia, comporta un dazio altissimo da pagare al principio delle pari opportunità, nonché al concetto di Giustizia intesa come imparzialità ed uguaglianza nei confronti di cittadine e cittadini, previsto dalla Carta Costituzionale.

Eccoci in presenza di un paradosso: il sistema giudiziario, teorico fornitore di certezze e di imparzialità, si classifica come il proprio opposto qualora sia in grado solo di dare “quasi certezze” di ingiustizia: che si sappia di avere il 90% di possibilità di perdere una causa con pesanti ripercussioni psicologiche ed economiche, solo perché padri quindi non appartenenti al genere femminile, è la situazione paradossale che distorce il concetto stesso di “giustizia”.

Chi è in grado di garantire che nessun utente del Tribunale di Civitavecchia, messo di fronte al modulo oggetto del dibattito, abbia mai avuto una percezione di inutilità dell’iter giudiziario tanto i punti fondamentali sono decisi prima ancora di entrare in Tribunale?

Per un aspetto l’unica variabile è quanto deve versare, chi debba farlo è già deciso. Per l’altro aspetto l’unica variabile è strappare mezz’ora in più per vedere i figli, chi viene relegato in un ruolo marginale rispetto alla prole è già deciso.

Ci perdoni, Presidente, ma a nostro parere utilizzare moduli prestampati che non lasciano alcuna alternativa in merito a chi debba rispettare un regime di visita e versare un assegno è, oggi, un’aperta violazione della norma, ma lo era anche prima della norma novellata.

Il modulo, inoltre, sembra essere inquinato da un’ipocrisia di fondo in quanto si preoccupa di fingere un’imparzialità formale al momento di stabilire il genitore cui affidare i figli. Vi è uno spazio vuoto, da riempire con un deplorevole spreco di tempo: chi potrà mai essere il genitore affidatario, in un modulo prestampato che già prevede il padre come non affidatario ?

È inutile essere leziosi, tralasciamo la disamina meticolosa del modulo e proponiamo una riflessione imposta semplicemente dall’onestà intellettuale. La palese discriminazione della quale trasuda il modulo, a prescindere dal fatto che sia stato utilizzato prima o dopo marzo 2006, solleva legittimi dubbi: 

  • si tratta di un serio tentativo di economizzare tempo ?
  • si tratta di veniali errori di distrazione nel predisporre un modulo extra legem ?
  • si tratta di un lapsus, involontaria ratifica di una consuetudine consolidata ?
  • o piuttosto non c’è alcun errore, in quanto il modulo riflette una precisa forma mentis di chi è chiamato a compilarlo ?

Quante volte queste domande possono aver circolato fra migliaia di avvocati, consulenti, psicologhe, assistenti sociali e genitori che visionano gli atti ?

Non serve nemmeno arroccarsi sul tentativo di “evitare sprechi di carta”…Sarebbe sufficiente ammettere: “grazie della segnalazione, probabilmente per una svista sono stati utilizzati moduli inadeguati e discriminanti, controlleremo meglio e cercheremo di evitare il reiterarsi della discriminazione”.

Solo gli ignavi non sbagliano mai, chi lavora duramente è soggetto al rischio della disattenzione.

Quanto alla percentuale altissima di affidamento condiviso disposto dal Suo Tribunale, non possiamo che congratularci.  

Resta da verificare l’effettivo contenuto dei provvedimenti: altro problema emergente, oggetto di ulteriore  approfondimento in corso, è la consuetudine in diversi Tribunali di affiggere l’etichetta di affidamento condiviso su misure patrimoniali e relazionali riferibili alla giurisprudenza ante 2006.

Affido esclusivo: casa e assegno alla madre, due pomeriggi a settimana e due domeniche al mese.

Affido condiviso: casa e assegno alla madre, due pomeriggi a settimana e due domeniche al mese.

Sicuramente il Tribunale di Civitavecchia avrà saputo eccellere, non solo dal punto di vista quantitativo ma anche e soprattutto qualitativo, ma visto l’andazzo del resto dell’Italia ci permettiamo di essere un po’ dubbiosi.

In conclusione, Egr. Presidente Almerighi, proviamo a fare chiarezza. La nostra inchiesta è a largo raggio, senza alcuna intenzione di additare il Tribunale di Civitavecchia come capro espiatorio per tutti i mali d’Italia.

Il titolo dell’articolo può prestarsi a diverse interpretazioni, ci duole pensare che “lo scandalo parte dal Tribunale di Civitavecchia” abbia lasciato in Lei l’impressione del dito accusatore puntato contro l’origine del problema. Invece il Tribunale di Civitavecchia è solo uno dei casi presi in esame, non il più grave e nemmeno il più rilevante come bacino d’utenza.

Ben altre storture stanno emergendo, quindi ci preme rappresentarLe il nostro rammarico qualora avesse avuto l’impressione di essere oggetto di particolare accanimento; lungi dalle intenzioni dell’inchiesta un’accusa specifica alla Sua persona o alla struttura da Lei diretta. Il problema ha contorni molto più vasti, e dall’analisi critica, approfondita e documentata, sono emerse e stanno ancora emergendo diverse falle nell’intero sistema, da Aosta a Palermo; anomalie che alimentano la sfiducia della cittadinanza nei confronti della Giustizia Familiare, problema peraltro sollevato anche nel corso di diverse inaugurazioni dell’anno giudiziario.

Certi della Sua buona fede, a dimostrazione del reale obiettivo dell’inchiesta - che non può essere una sterile denuncia fine a se stessa ma deve prevedere una fase propositiva - avanziamo una proposta concreta. Allo scopo di offrire un miglior servizio alla cittadinanza, cercando di eliminare o almeno ridurre al minimo sviste, distrazioni, superficialità e discriminazioni, non sarebbe il caso di prevedere una modulistica unica, uniformata ad un modello di fonte ministeriale, tale da evitare iniziative disomogenee dei singoli Tribunali ?

Un’iniziativa a costo zero, di semplice e veloce realizzazione e di altrettanto semplice diffusione capillare.

Saremmo orgogliosi se volesse affiancarci in una richiesta ufficiale in tal senso, eventualmente anche coinvolgendo altri Suoi colleghi da altri Tribunali italiani.